Microfonazione

Il Cajon Rock risponde benissimo alla microfonazione interna, grazie al porta microfono posizionato nel punto giusto. Poi grazie anche alle tecniche costruttive adottate, alla scelta del materiale, allo spessore della tavola battente e di quella risuonante, al posizionamento della buca posteriore, alla collocazione delle retine. Al momento della progettazione è stata data particolare cura nel contenimento delle frequenze basse critiche e nel mantenimento di una gradevole timbrica asciutta, perfetta per la ripresa microfonica.

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Ed ora arriva il bello, perchè la cosa davvero fuori di testa è che il Cajon Rock è equipaggiato con un porta microfono posto in prossimità della buca. Finalmente non avrai più fra le scatole quelle ingombranti e scomode aste.

Usarlo è facilissimo: stacchi il parzializzatore, fissi il microfono sotto l’elastico e ricollochiil parzializzatore in modo che vada a coprire tutto, o in parte, lo spazio rimasto libero, per fermare il rientro dalle spie e il feedback basso.

Per quanto riguarda la dotazione microfonica per la ripresa del cajon in concerto, va bene qualsiasi microfono da voce come lo Shure SM58, oppure un trasduttore dinamico da rullante tipo lo Shure sm57. Questo tipo di microfoni riproduce in modo definito le frequenze medie attorno ai 1000 hz, quelle che generano la sensazione di “impatto” e “potenza“. Diciamo che sono un po’ “duri“, non troppo sensibili ai bassi molto gravi, ma nell’economia generale della band permettono al cajon di bucare la prepotenza di chitarre elettriche particolarmente arrabbiate. La scelta di questi trasduttori è molto intelligente, perchè si tratta di microfoni che possono essere utilizzati anche su altre fonti (rullante, ampli di chitarra, chitarra acustica l’sm57 e voce l’sm58)

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Una soluzione professionale, comoda e non troppo onerosa, è quella di clippare sul parzializzatore della buca, un microfono da percussioni, come il JTS CX-506 o il Kalvin KV 506, per la verità oggi questi microfoni sono difficilmente reperibili sul mercato. Ne esistono anche di molto piu’ costosi ma questi due rappresentavano un ottimo compromesso. Si tratta di trasduttori a condensatore piuttosto sensibili e performanti. Lo snare risulterà molto caldo e definito, con l’accortezza di attenuare i bassi dalla consolle.

Io uso lo Shure Beta91un microfono progettato per riprendere le casse di batteria, risulta essere decisamente performante sul cajon, un po’ costoso, ma capace di restituire il basso reale dello strumento. Lo alloggio dentro al cajon, con l’iterruttore taglia medio-bassi innescato. Anche in questo caso abbiamo a che fare con un trasduttore a condensatore che necessita di un ingresso phantom, ormai presente di serie nei nuovi mixer. Forse enfatizza un po’ troppo le frequenze sui 3000 hz, quelle che servono a fare uscire la “punta” della cassa di batteria, ma basta attenuarle un pochetto dalla consolle.

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Se non vuoi spendere un capitale esiste una specie di clone del Beta 91, costa un terzo dell’originale e sembra di ottima qualità, si chiama T.Bone BD 500, non l’ho provato personalmente, ma alcuni clienti me lo hanno segnalato esprimento la propria soddisfazione.

Microfono T.Bone 500

Un’altra idea, comoda e interessante è quella di dotare il Cajon di un particolare microfono fisso, nel caso specifico un PicUp Arco, da incassare nello strumento, naturalmente occorrerà chiedere al costruttore di effettuare la customizzazione, oppure farlo da soli se si ritiene di essere particolarmente temerari. Non sono ancora riuscito a trovare un distributore italiano che venda questi microfoni da incasso di qualità.

PicUp da incasso Arco

Simpatica anche la soluzione della Meinil, che combina un microfono dinamico con un preamplificatore dotato di equalizzatore, stiamo parlando del Meinil Pa-Caj che viene fissato alla buca con del nastro biadesivo, ma potrebbe anche essere incassato direttamente nel cajon

Microfono Meinil Pa-Caj

Una novità, per i più fantasiosi, e’ modulo EC10M ELCajon della Roland che sembra essere in grado di riprendere il suono del cajon grazie ad un microfono a condensatore da clippare nella buca, di processarlo con un preamp dedicato e addirittura di addizionarlo a sonorità percussive midi residenti in una libreria interna. Resta da vedere la sensibilità del trigger e il grado di calibratura, che sia in grado, insomma, di valutare la posizione e intensità del colpo in modo da assegnare il timbro giusto (se suoni la cassa il suono di kick, in alto lo snare ecc), poi si tratta comunque di una libreria di suoni “finti” che andrebbero sapientemente miscelati con quelli reali del cajon, potrebbero arricchire o plastificare il suono. Bella, ma da usare con intelligenza.

modulo-roland

Sul palco occorrerà assicurarsi che la spia monitor non sia rivolta verso la buca del cajon. In alcune circostanze puo’ accadere che le caratteristiche dell’ambiente dove si svolge la performance, o la sballata calibrazione dell’impianto audio, vadano ad enfatizzare le frequenze basse della nostra percussione, in questi casi occorre controllare la potenza di fuoco dei bassi. Un trucchetto che ci viene in soccorso è quello di parzializzare ulteriormente la buca del cajon con uno straccio o materiale simile, il suono si asciugherà come d’incanto, la strada dei rientri ambientali è filtrata e la cassa sembrerà ancor piu’ un pezzo di batteria, bellissima!

In studio e’ bene giocare con il posizionamento di più microfoni, un condensatore di fronte, a 50cm, e un dinamico dietro, ad una distanza di circa 30cm, fuori dall’asse della buca, intervenendo il meno possibile sul taglio delle frequenze. In fase di missaggio tutto è affidato al gusto del musicista che potrà anche stravolgere completamente il suono, l’importante è che la fonte e la ripresa siano di buona qualità e che ci sia “ciccia” da spolpare.

Le frequenze critiche del cajon, quelle che potrebbero generare larsen e code fastidiose, si trovano attorno ai 130hz. Dal vivo sarà bene intervenire, operando in quell’area con un notch, una specie di piccola buca localizzata da quelle parti, facendo attenzione a non scendere troppo in giu’, per non avvilire le basse dello strumento.

Andranno poi abbassati i medi attorno ai 1000/1200 hz di due o tre db per addolcire il suono di rullante, e tagliati i bassi sotto i 60/70 hz.

Un’ultima considerazione: molti percussionisti mi chiedono di progettare un cajon amplificato, con un semplice jack da incasssare nella struttura dello strumento, un po’ come avviene nelle chitarre acustiche. Bisogna dire che sono già stati fatti tentativi di installazione di sistemi di amplificazione interna nel cajon, questi progetti non hanno mai avuto fortuna e sono stati tristemente abbandonati. Il suono infatti non era all’altezza della somma spesa e della comodità che si sperava di ottenere.

Le tecniche di amplificazione utilzzate erano due: la prima prevedeva l’applicazione di un microfono piezoelettrico a contatto, che necessitava pero’ di una preamplificazione, altrimenti addio bassi, questo sistema arrivava a costare più di cento euro e, oltre a tirare su un fruscio spaventoso, non dava risultati apprezzabili dal punto di vista della qualità del suono, il basso non aveva tridimensionalità e il rullante sapeva di scatola. Il secondo metodo consisteva nel posizionare un microfono a bottone dentro al cajon, naturalmente il mic doveva essere di qualità e non costava poco, insomma il microfono arrivava a costare il doppio del cajon.

Altri tentativi sono stati fatti, fra cui costosissimi sistemi sperimentali con microfoni a nastro a contatto adesivo, utilizzati su casse di batteria o contrabbassi. Nessuno ha mai avuto un seguito e niente è mai stato commercializzato su vasta scala.

Alla luce di queste considerazioni è evidente che conviene acquistare a parte un microfono che potrà essere utilizzato anche su voce o chitarra.

Insomma, ecco perchè faticherete a trovare in giro cajon amplificati.

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