L’essenza del cajon

Quando una quindicina d’anni fa, abbiamo scoperto il cajon, era solo una scatola di legno su cui ci si sedeva sopra, addirittura senza sistema rullante. Per anni, il nostro amato, è rimasto confinato in Perù e in Spagna, usato per la buleria e il flamenco. Non era interessante, fino a che non si è scoperto che poteva fare la batteria.

In questi ultimi anni la cosa ci è un po’ sfuggita di mano. Cominciamo a vedere in giro cajon che si appoggiano sulle ginocchia, cajon portatili da mettere a tracolla e suonare mentre si cammina, cajon da percuotere in piedi, cajon sostenuti da portacajon inclinatori, cajon elettronici con trigger collegati ad un generatore midi, addirittura (nell’ immagine qui sotto) possiamo vedere un “cajon-batteria”, costruito dal bravissimo collega costruttore ATON, con tutti i pezzi che compongono la batteria (cassa, rullante, tom) ma completamente in legno (anche la pelle), da suonare con pedale e spazzole.

Cajon-batteria
Cajon batteria

A questo punto si pone una domanda filosofico-esistenziale: “basta essere costruiti in legno e non adottare la pelle per vantare il diritto di essere chiamati cajon?” 

Sicuramente è vero che una caratteristica del cajon è quella di non avere un suono definito. La conga suona da conga, il bongo da bongo, il rullante da rullante, la cassa da cassa, ma non ha senso dire che un cajon suona da cajon, semplicemente perché il suono del cajon non esiste. Seguendo questo ragionamento pero’ tutti gli strumenti che non hanno un suono proprio possono essere chiamati cajon?

Io penso che essere completamente di legno sia condizione necessaria ma non sufficiente per essere cajon. Ne mancano ancora due di condizioni: Il cajon deve riprodurre la sonorità della batteria e ci si deve poter sedere sopra. 

Solo uno strumento che possiede tutte e tre queste caratteristiche, secondo me, puo’ fregiarsi del titolo di cajon.

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