Le polemiche sul cajon

Su facebook, spesso, viene fuori il peggio di noi, lo spirito polemico prende il sopravvento, un po’ come in macchina. Diventiamo cattivi.

Sui social interloquisco con batteristi arrabbiati che incrociano la mia pubblicità e capita di rispondere a commenti ironici, volgari, a volte anche violenti, tutti rivolti al povero cajon (non al mio cajon in particolare, ma al concetto di “cajon” in generale).

Il nostro umile attrezzo ritmico viene accusato di essere un impostore e di fregiarsi indebitamente del titolo di “strumento musicale”. Frasi come: “e’ solo un prodotto del business”, “non serve a nulla”, “non mi dice niente”, addirittura: “non lo condivido”, come se fosse una fede religiosa o una ideologia. Francamente non riesco a comprendere tale livore, questo scaldarsi e questo scagliarsi contro un semplice strumento musicale.

O forse si.

Quando si suscita entusiasmo, inevitabilmente si genera anche il suo opposto, i grandi vengono amati o odiati, non ci sono vie di mezzo. Solo la mediocrità produce indifferenza.

Sento uscire dalla punta della tastiera analisi sociologiche che non riesco a formulare. Ci vorrebbe la penna di Michele Serra.

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