Il batterista, il percussionista e il “cajonista”

Il batterista deve fare casino. Per sua natura pesta. Ha bisogno di una cassa ferma e compatta, con attacco e punta, sogna un rullante deciso e potente. Il suo impegno principale, la sua ragione di esistere consiste nel “tenere il tempo”.

Il batterista supporta adeguatamente il basso e… pompa, pompa, pompa (quando c’è da pompare e, spesso aimè, anche quando non serve).

Il batterista a volte suona il cajon, ma lo fa di malavoglia, lo considera un ripiego, non ama toccare le cose con le mani, come i cinesi, cerca sempre le bacchette e usa il pedale sul cajon come fosse una cassa di batteria (e il suono che ne esce è uno schifo)

Il percussionista è invece più etereo, si permette di divagare; sfarfulla, ama tocchetti e tocchettini, quando sente che il brano tira prova a tirare anche lui, ma solo sulle frequenze alte, spesso si limita a scuotere il tamburine.

Il percussionista ama esprimersi con sonorità etniche, indefinite, leggere, strane, volatili… Non è cosi’ essenziale alla riuscita del brano, potrebbe anche non esserci, è qualcosa in più, un lusso, una finezza.

Il percussionista a volte suona il cajon, ma lo fa in modo improprio, la sua cassa è rimbombante, senza punta, senza attacco, senza carattere, direi quasi trascurata, anche lui si ostina ad usare il pedale, “cosi’ ho le mani libere” (dice) e non si accorge del danno che reca alle orecchie dell’ignaro ascoltatore.

Il cajonista sta nel mezzo, non fa l’errore di identificarsi con l’uno o con l’altro, prende solo il meglio, dell’uno e dell’altro.

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