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Cajon: acustico o amplificato?

Le mie prime esperienze con il cajon in concerto (parlo di tanti anni fà, quando ancora non c'era il CajonRock) non sono state memorabili. Ricordo la difficoltà nel gestire il rimbombo della cassa e il rullante che non si sentiva mai come avrebbe dovuto, un po' ero certamente io che non sapevo suonarlo, ok, ma il problema, in realtà, era che mi esibivo con strumenti non pensati o progettati per performance live con microfonazione.

I consigli scritti sul sito di un noto costruttore internazionale erano formalmente corretti, ma inutili e fuorvianti per chi, come me, voleva suonare pop rock ed utilizzare il cajon come sostituto della batteria. La microfonazione interna non era contemplata, poi capii il perchè: il metallo della retina o lo "sfrigolare" delle corde venivano esageratamente enfatizzati ed il risultato finale era una sonorità di scatola davvero fastidiosa. Si consigliava di posizionare il microfono a venti centimetri dalla buca, si certo... Il fatto è che se non ci infili il microfono dentro, il suono del cajon rimane sempre leggero e si perde inesorabilmente dietro al volume rocchettaro delle chitarre elettriche, del basso e delle tastiere.


Quando decisi di progettare il mio cajon, una delle prime cose che feci fu quella di spostare il sistema rullante da dentro a fuori, questo semplice cambiamento mi diede la possibilità di gestire in modo ottimale la microfonazione che ora poteva avvenire senza problemi all'interno dello strumento, non perchè si libero' dello spazio, ma perchè non c'era più il rischio di "scatolare" il ferro della retina, ora il metallo suonava libero e fuori, non rimaneva chiuso vicino al traduttore.

La seconda operazione fu quella di domare il volume del basso, e gestire quel rimbombo cosi' difficile da trattare, per farlo ho provato a non incollare la tavola risuonante posteriore ma fissarla con viti, proprio come la tapa frontale, cosi' divenne più libera di vibrare e di ammortizzare musicalmente il basso, compattandolo e ridefinendolo come cassa di batteria.

La terza semplice idea fu quella di parzializzare la buca, rendendo possibile l'intervento per regolare a piacere la risonanza del basso, e riducendo il rientro (feedback, fischio...) delle spie da palco.

Grazie a questi interventi, il CajonRock è ottimizzato per la ripresa microfonica, pur rimanendo uno strumento completamente acustico.

Suono diverso

Mentirei se dicessi che non sono invidioso se ho l’occasione di imbattermi in un bel cajon costruito dalla concorrenza. Mi è capitato poco tempo fa, ero a Lucca con mia moglie, a visitare quella splendida cittadina toscana. Dopo aver piazzato il camper nell’area di sosta siamo subito corsi a fare una passeggiata al centro in bicicletta (a proposito, Lucca ha una pista ciclabile fantastica, che circonda tutto il centro storico).

Fra le stradine mi imbatto in un mercatino e subito la mia dolce metà nota un banchetto con tanti oggettini in legno e sei/sette cajon, riconobbi subito il marchio. Erano esattamente come li avevo visti sul sito internet, per la verità molte soluzioni erano “colte” dai miei modelli vecchi non più in produzione, vabbè, è normale, tutti scopiazziamo e, se possono, migoliorano, anche io l’ho fatto. Pero’ erano cajon ben costruiti, molto curati nei particolari. Il tipo ha le mani d’oro. Ne provo uno e suona anche bene, insomma si sente il rullante, capperi, cosa che capita raramente nei cajon industriali.

Pero’… Pero’... C’era qualcosa che non andava. Quei cajon erano il passato, suonavano più o meno come i miei vecchi modelli, forse anche un po’ meglio dei miei vecchi modelli, forse erano anche più belli dei miei vecchi modelli, d’altra parte la larghezza era la stessa (33cm, misura che io adottai più per scaramanzia che per altro), stessa struttura in betulla da 15, stesso materiale della tapa, stesso sistema snare (allora interno), stesso bonghetto laterale, stessa buca laterale bassa, stessa buca frontale (forma diversa)

Pero’… Pero’… Un suono leggero, con il basso molto libero e il rullante sottile, compresi perché decisi di virare. Non fraintendetemi, ottimo suono, ma quei cajon, io, li avevo già sentiti, già visti, già costruiti e già abbandonati.

Ecco, ci sono cajon belli che suonano, cajon brutti che non suonano, poi c’è il CajonRock che ha un suono diverso.

Polemico cajon

Su facebook, spesso, viene fuori il peggio di noi, lo spirito polemico prende il sopravvento, un po’ come in macchina. Diventiamo cattivi.

Sui social interloquisco con batteristi arrabbiati che incrociano la mia pubblicità e capita di rispondere a commenti ironici, volgari, a volte anche violenti, tutti rivolti al povero cajon (non al mio cajon in particolare, ma al concetto di “cajon” in generale).

Il nostro umile attrezzo ritmico viene accusato di essere un impostore e di fregiarsi indebitamente del titolo di “strumento musicale”. Frasi come: “e’ solo un prodotto del business”, “non serve a nulla”, “non mi dice niente”, addirittura: “non lo condivido”, come se fosse una fede religiosa o una ideologia. Francamente non riesco a comprendere tale livore, questo scaldarsi e questo scagliarsi contro un semplice strumento musicale.

O forse si.

Quando si suscita entusiasmo, inevitabilmente si genera anche il suo opposto, i grandi vengono amati o odiati, non ci sono vie di mezzo. Solo la mediocrità produce indifferenza.

Sento uscire dalla punta della tastiera analisi sociologiche che non riesco a formulare. Ci vorrebbe la penna di Michele Serra.

Le dimensioni contano?

Eh beh, torniamo alla fatidica domanda da macho. La risposta, naturalmente è si e no. Un cajon grande non è detto che produca una nota di basso più grave, certo, in teoria dovrebbe, ma se non si adottano strategie di costruzione adeguate, le dimensioni maggiori servono solo ad ottenere un cajon più ingombrante.

Capita che qualche cliente mi chieda di costruire un cajon largo da utilizzare come kick di legno a pedale, una operazione con poco senso, secondo me, tanto vale munirsi di una cassa vera se non ti ci devi sedere sopra e se usi un rullante separato, e comunque magari ci sono motivazioni, alla base della richiesta, che io non so’ e glielo costruisco ugualmente. A quel punto, pero’ tutti gli equilibri faticosamente ottenuti nella progettazione del cajon con le misure di prima, vanno a farsi benedire. Intanto la tapa, più larga, sartà più soggetta alle rotture, per una semplice legge della fisica, poi lo snare avrà un impatto diverso. Alla fine, tutto sto’ casino per ottenere una nota di basso più grave, dimenticando che non è tanto questo a fare la differenza, la differenza la fanno compressione e profondità.

Cordiera fuori, microfono dentro

In concerto assicurati di preparare il cajon per la ripresa microfonica. Aciuga il suono, perché ad aggiungere fai sempre in tempo, inserisci uno straccio o del materiale fono assorbente a contatto con la tapa, proprio come fai con la cassa di batteria. Parzializza la buca il più possibile e fai attenzione a non posizionarti troppo vicino alla spia. Appoggia il microfono proprio dentro al CajonRock, fra le piramidi del piramidale, puoi fissarlo con l'elastico, ma non è necessario. La microfonazione interna ti permette di alzare il volume in modo consistente e imporre la tua potenza nell’economia della band. Occhio pero’, non tutti i cajon supportano questo tipo di ripresa, per capirci: cordiera fuori, microfono dentro.

Il bravo cajonista rock

Il bravo cajonista rock esegue il ritmo facendo attenzione alla qualità del colpo, di ogni colpo. Conosce alla perfezione il proprio strumento, consapevole di quanto sia importante colpire nel punto giusto per ottenere il suono desiderato.

Il bravo cajonista rock sceglie pattern quadrati, chiari e definiti; li ripete come un mantra, concentrandosi sul groove, nella sua immobilità, danza di una danza primordiale, è il tamburo primitivo, è la roccia.

Il bravo cajonista rock non si perde in chiacchiere e tocchettini da flamenco, desidera, più di ogni altra cosa, far partire il ritornello, dargli il lancio che si merita.