Cajon Blog News

Semplificare

La parola d'ordine è: Semplificare.

Appena provi ad accompagnare un brano pop-rock con il cajon, ti accorgi immediatamente che occorre mettere mano all'arrangiamento del pattern ritmico, insomma non puoi suonarlo pari pari a come lo hai tirato giù da youtube. Sopratutto se usi solo le mani e non intendi avvalerti di un pedale, il cajon sarà sempre meno batteria, non tanto per il suono, quanto per l'esecuzione.

Prima di tutto, quando colpisci cassa e rullante, non dovrai più toccare contemporaneamente l'area che dovrebbe sostituire l'hat, altrimenti otterrai il cosiddetto "mascherone". E già qui, la tecnica batteristica non è più la stessa. Poi occorrerà, quasi sicuramente, modificare la parte di cassa mantenendo intatto il groove del brano, interpretandone lo spirito.

Le rullate diverranno meno complesse ed il chrime ti aiuterà molto nell'enfatizzare gli ingressi e le uscite dagli incisi. Anche il tamburine con il piede sinistro (io almeno lo tengo li) potrà essere suonato per dare coda al secondo di rullante (come nel funk anni novanta), oppuire per tenere fissi i quarti o gli ottavi.

Ultima cosa: quando andrai sui piatti, l'altra mano dovrà colpire contemporaneamente la cassa, perchè il piatto senza cassa è come la birra analcolica.

Il Cajon: moda passeggera o evoluzione strutturale?

Tutto è soggetto alle mode, anche gli attrezzi dei musicisti.

Per restare solo nell'ambito della musica rock, possiamo ricordare momenti storici in cui sono stati esaltati alcuni strumenti musicali piuttosto che altri. Ricordo gli anni ottanta quando sembrava che ormai la chitarra elettrica fosse finita, desueta, roba da vecchi, i sint la facevano da padroni. Ad un concerto, un fonico mi disse, testuali parole: "la chitarra? Ancora li a pensare alla chitarra elettrica? Ormai è uno strumento che ha fatto il suo tempo." Naturalmente non era vero, negli anni novanta il grunge di Seattle ha riportato la chitarra elettrica al suo antico splendore, reinterpretandone la timbrica, con quella sua distorsione fuzz.

Nel 1979, grazie a Edoardo Bennato, il must era la chitarra acustica dodici corde, tutti volevano una dodici corde, poi nei primi anni ottanta è arrivato il turno dell'Ovation, io sognavo una Ovation, ma costava una cifra! Mi viene in mente anche la moda del djembe che duro' due o tre anni poi rimase una cosa di nicchia, da frichettoni. Anche il bongo ha avuto i suoi anni felici, come oggi l'ukulele.

Si è trattato pero' di mode passeggere, scomparse in una o due stagioni, quasi campagne pubblicitarie "culturali" per lanciare nuovi strumenti che poi si sono ritagliati un proprio spazio di nicchia e propri fedeli ammiratori.

Sette anni fà è iniziato a circolare massivamente il cajon in Europa, ed è ancora una novità per tanti. Più o meno in quel periodo un venditore mi disse: "adesso va di moda questo strumento che chiamano cajon", molti, come lui, pensavano fosse una moda passeggera. Sta di fatto che oggi il fenomeno "cajon" non solo non si è quietato, ma ha continuato ad ingigantirsi sempre più, le richieste del mercato aumentano e, di conseguenza, si moltiplicano i produttori. Insomma non sembra proprio una moda.

Quali sono i motivi di questo duraturo interesse nei confronti del cajon? Secondo me sono due: il primo è che il cajon è andato a colmare un vuoto, risolve il problema della batteria portatile, il djembe non puo' fare la batteria e nemmeno il bongo, insomma, c'era bisogno del cajon. Secondo motivo: il cajon non ha un suono suo, ha il suono della batteria ed esegue le parti di una batteria. Il cajon non è nato con la batteria, ma morirà con lei.

 

Il cajon in concerto

Un CajonRock amplificato suona davvero come una batteria.

A Natale al piazzale del turismo di Riccione, al concerto del coro gospel SATIBI SINGHERS con Nehemiah Brown, il Cajon Rock ha tenuto alto il ritmo in modo davvero efficace. Il Maestro Brown, prima di ascoltare il suono amplificato dello strumento era scettico, con il suo tipico accento americano mi ha chiesto: "ma riuscirà a prenderci a calci in culo?".

Fatto.

 

L'importanza della tecnica

Se provi a suonare un flauto traverso, o una tromba, senza avere la tecnica giusta, non uscirà alcun suono. Per il cajon è quasi la stessa cosa, insomma, non proprio la stessa cosa, ma se batti sulla tapa del cajon a caso, uscirà un suono brutto, senza forma.

Questo vale per qualsiasi cajon, anche per quelli che suonano bene, come il CajonRock

 

Snare Cajon

Il cuore del cajon moderno è sicuramente rappresentato dal sistema snare che lo strumento monta. Nella musica etnica tradizionale si trattava di un particolare di supporto, una sonorità in più, infatti il cajon delle origini non è provvisto di tale supporto.

Nella performance pop-rock, quando il cajon deve emulare la batteria vera, diventa sempre più importante poter disporre di un rullante il più possibile simile al pezzo di batteria, insomma, la capacità di saper imitare lo snare fa davvero la differenza.

Il primo snare system fu inventato dagli spagnoli che iniziarono ad utilizzare il cajon nella musica flamenco. Trattandosi di chitarristi, pensarono bene di dotare lo strumento di corde di chitarra a contatto con la tapa frontale. Il posizionamento di tali corde è a “V”, con la possibilità di regolarne la tensione intervenendo con una chiave. Con il tempo i costruttori di cajon flamenco hanno sperimentato l'installazione di più corde posizionate nei punti più disparati.

Il suono di snare generato da questo sistema risulta essere piuttosto riconoscibile e caratteristico, secco, non molto evidente, senza code, abbastanza difficile da fare uscire.

Snare 04

Poi i tedeschi ebbero la brillante idea di utilizzare direttamente la cordiera del rullante di batteria, posizionata all'interno orizzontalmente, in seguito venne tagliata in due e fissata su un travetto ruotabile. Sicuramente un passo in avanti, ora la somiglianza al rullante di batteria comincia a farsi sempre più evidente.

Snare 03

Fin'ora abbiamo sempre parlato di sistemi interni, posizionati dentro lo strumento. Un bel giorno Guglielmo Eboli, un percussionista italiano, penso' di fissare esternamente la cordiera di rullante di batteria, in basso, nel suo (bellissimo) Gunja Cajon.

Il sistema snare montato dal CajonRock è ispirato a questa sonorità, risulta pero' essere diverso perchè il suono di rullo generato dalla cassa è più controllato e discreto, monta una retina tagliata e inclinata, non una retina unica, non è fissato con velcro, ma con calamiti e la regolazione non avviene spostando la cordiera ma calibrando l'inclinazione della retina.

Cordiera one 01

 

Le caratteristiche della tapa frontale

Ricordo quando alla mia chitarra Fender Stratocaster montai una scalatura di corde sottilissime, me lo consiglio' un abile chitarrista che, grazie alla scalatura 09, riusciva a fare cose pirotecniche. Io, naturalmente, quelle cose non sono mai riuscito a farle, ma con una muta di corde cosi' leggere la chitarra suonava anche solo con la mano sinistra.

Pero'... Pero'... Non avevo più la timbrica di prima, anche il suono risultava più sottile e leggero. Avevo perso in potenza per guadagnare in espressività.

Penso sia la stessa cosa per la tapa del cajon.

Sono perennemente indeciso fra quella in betulla sottile, molto elastica e leggera e quella in tanganika, più spessa e dura. Con la prima si ottiene un basso molto morbido e di un tono più grave ed è gustosa da percquotere perchè la si sente vibrare al minimo movimento delle dita. Anche il rullante risulta più brillante. Tuttavia la tapa in tanganika conferisce un suono più profondo e potente; la cassa acquista volume e pulizia, mentre lo snare diventa gradevolmente legnoso e definito. Lo slap ancora più bello.

Sarebbe bello poter gestire la tapa del cajon come si gestisce una muta di corde per chitarra, ma non si può fare.

Oggi preferisco il tanganika, domani chissà.

Raduno percussionisti forli 2