Cajon Blog News

L’essenza del cajon

Quando una quindicina d’anni fa, abbiamo scoperto il cajon, era solo una scatola di legno su cui ci si sedeva sopra, addirittura senza sistema rullante. Per anni, il nostro amato, è rimasto confinato in Perù e in Spagna, usato per la buleria e il flamenco. Non era interessante, fino a che non si è scoperto che poteva fare la batteria.

In questi ultimi anni la cosa ci è un po’ sfuggita di mano. Cominciamo a vedere in giro cajon che si appoggiano sulle ginocchia, cajon portatili da mettere a tracolla e suonare mentre si cammina, cajon da percuotere in piedi, cajon sostenuti da portacajon inclinatori, cajon elettronici con trigger collegati ad un generatore midi, addirittura (nell' immagine qui sotto) possiamo vedere un “cajon-batteria”, costruito dal bravissimo collega costruttore ATON, con tutti i pezzi che compongono la batteria (cassa, rullante, tom) ma completamente in legno (anche la pelle), da suonare con pedale e spazzole.

Batteria cajon

A questo punto si pone una domanda filosofico-esistenziale: “basta essere costruiti in legno e non adottare la pelle per vantare il diritto di essere chiamati cajon?" 

Sicuramente è vero che una caratteristica del cajon è quella di non avere un suono definito. La conga suona da conga, il bongo da bongo, il rullante da rullante, la cassa da cassa, ma non ha senso dire che un cajon suona da cajon, semplicemente perché il suono del cajon non esiste. Seguendo questo ragionamento pero’ tutti gli strumenti che non hanno un suono proprio possono essere chiamati cajon?

Io penso che essere completamente di legno sia condizione necessaria ma non sufficiente per essere cajon. Ne mancano ancora due di condizioni: Il cajon deve riprodurre la sonorità della batteria e ci si deve poter sedere sopra. 

Solo uno strumento che possiede tutte e tre queste caratteristiche, secondo me, puo’ fregiarsi del titolo di cajon.

 

 

Il CajonRock in studio: La ripresa.

Nel mio home studio sto effettuando le riprese per la registrazione del CajonRock  nelll'album di un giovane cantautore. Ho deciso di usare due microfoni, uno shure beta91 poggiato all'interno dello strumento e un condensatore a membrana larga M-Audio Luna a cinquanta cm davanti, non proprio di fronte, un poco di lato.

Il cajon lo posiziono nell'angolo dello studio, in modo che il microfono davanti possa registrare non solo la tapa forontale, ma anche il suono basso di cassa riflesso dalla parete.

Lo Shure Beta 91 entra direttamente nella scheda audio Steinberg C1, mentre l'MAudio Luna passa attraverso un pre Joemek, quello verde, il primo e più performante della serie che è dotato di compressore ed equalizzatore, e mi permette cosi' di  predisporre una leggera compressione e un'enfatizzazione di 3/4 db delle alte frequenze attorno ai 5000 hz.

Mi ritrovo cosi' due belle tracce audio sul mio fido software di registrazione Reaper.

La ripresa interna restituisce una cassa rotonda e un rullante piuttosto ricco sui 3000hz, dovuto alle caratteristiche del microfono Shure Beta 91 (la mattonella costosa) di solito usato sulle casse di batteria, microfono che presenta una sensibilità su quelle frequenze per dare forza alla "punta" del kick.

La vera sorpresa è la traccia registrata dal microfono a condensatore a diaframma largo MAudio Luna, un trasduttore di qualità medio bassa che non so' nemmeno se viene prodotto ancora, all'epoca lo pagai 240,00 euro. Sicuramente il contributo del pre Joemeek si fà sentire ma anche in questo caso siamo difronte ad un hardware che è poco più di un giocattolino, comunque, alla fine, il risultato è ottimo, tanto che decido di rinunciare alla prima traccia e tenermi solo questa. Quello che ho ottenuto è infatti un giusto mix fra corpo-definizione della cassa e brillantezza-potenza del suono di rullante.

Penso che gli interventi in fase di missaggio saranno davvero minimi, ma di questo parlerò più avanti, mano a mano che la registrazione continua.

Il batterista, il percussionista e il... cajonista.

Il batterista deve fare casino. Per sua natura pesta. Ha bisogno di una cassa ferma e compatta, con attacco e punta, sogna un rullante deciso e potente. Il suo impegno principale, la sua ragione di esistere consiste nel “tenere il tempo”.

Il batterista supporta adeguatamente il basso e... pompa, pompa, pompa (quando c’è da pompare e, spesso aimè, anche quando non serve).

Il batterista a volte suona il cajon, ma lo fa di malavoglia, lo considera un ripiego, non ama toccare le cose con le mani, come i cinesi, cerca sempre le bacchette e usa il pedale sul cajon come fosse una cassa di batteria (e il suono che ne esce è uno schifo)

Il percussionista è invece più etereo, si permette di divagare; sfarfulla, ama tocchetti e tocchettini, quando sente che il brano tira prova a tirare anche lui, ma solo sulle frequenze alte, spesso si limita a scuotere il tamburine.

Il percussionista ama esprimersi con sonorità etniche, indefinite, leggere, strane, volatili… Non è cosi’ essenziale alla riuscita del brano, potrebbe anche non esserci, è qualcosa in più, un lusso, una finezza.

Il percussionista a volte suona il cajon, ma lo fa in modo improprio, la sua cassa è rimbombante, senza punta, senza attacco, senza carattere, direi quasi trascurata, anche lui si ostina ad usare il pedale, “cosi’ ho le mani libere” (dice) e non si accorge del danno che reca alle orecchie dell’ignaro ascoltatore.

Il cajonista sta nel mezzo, non fa l’errore di identificarsi con l’uno o con l’altro, prende solo il meglio, dell’uno e dell’altro.

Il Cajon puo' fare la batteria?

Se sei ancora scettico, beh, dovrai ricrederti: il Cajon puo' fare la batteria, sopratuttto il CajonRock puo' fare la batteria.

C'è chi ancora pensa che il Cajon sia una specie di ripiego, certo, puo' esserlo, se in quell'angolino di due metri quadri dove il gestore del pub ha confinato la band, stretto fra l'amplificatore del basso, l'asta del cantante i cazzabibboli del chitarrista e l'ingombrante tastiera a tasti pesati a cui il tastierista non rinuncerebbe neanche morto, non riesci a farci entrare una cassa da 24, un rullante con reggirullante, un tom, un timpano, un ride da 18, un china da 16, un crash da 14 pollici e lo sgabello.

Il cajon ci sta. Umile, leggero, piccolino, ti ci siedi sopra e, se proprio vuoi esagerare, con un piccolo piatto e un chrime, sei a posto.

Il CajonRock puo' sostituire una batteria, naturalmente devi essere un pelino più Zen, un attimino più discreto, un tantino più aperto di vedute. Dovrai ripassare i pattern e rimanere più sobrio, magari inventarti qualche suonino nuovo. Ma il CajonRock ha un rullante vero ed una cassa bella compressa che, se colpita come si deve e amplificata con intelligenza, ha la compressione e la profondità giusta per non far rimpiangere la cassa grande.

Io uso il cajon anche sui grandi palchi, pero' in quelle occasioni l'occhio vuole la sua parte e la virilità del batterista potrebbe rimanere offesa dal limite fisico del poco spazio occupato. Insomma a volte è necessario riempire l'occhio e solo una drum con tre tom, due timpani e trentaquattromila piatti puo' farlo adeguatamente, in questo caso diciamolo pure: il CajonRock non puo' sostituire la batteria.

La tapa in meranti

Eccoci di nuovo, proprio non riesco a stare fermo, sempre alla ricerca del legno migliore per il suono che voglio. Lo so', lo so', ogni legno ha il suo timbro, non è che uno suona meglio dell'altro, ci sono pero' delle differenze, e io amo le differenze.

Andiamo pero' con ordine, partiamo dall'inizio.

Quando ho cominciato a costruire cajon le mie informazioni erano teoriche, nulla di provato sul campo, leggevo quà e là su internet e cercavo di capire perchè un costruttore utilizzava certi tipi di legno piuttosto che altri. Naturalmente in rete, tutto viene portato all'eccesso; ecco allora la polarizzazione estrema, il tifo da stadio fra i sostenitori del betullino a cinque strati e il pioppo, fra i fan del compensato sottile e quelli del massello. Tutta fuffa, aria, prese di posizioni di chi ha costruito tre cajon in tutta la sua vita e pensa già di sapere tutto. Comunque anch'io ero cosi' e, anch'io, di cazzate ne ho scritte tante. Ora pero', dopo avere realizzato oltre un migliaio di cajon, utilizzando diversi materiali, qualche cosa la posso dire. Qualche cosa di sensato.

La tapa il betullino a cinque strati da 3mm non và bene per chi utilizza la retina di rullante di batteria, perchè il suono del betulla, sia a cinque che a tre strati, è poco brillante, oserei dire, sordo. Certo, il basso è caldo se usiamo spessori sottili, ma poi perdiamo potenza. Il mogano è bello, che poi è mogano per modo di dire, è mogano solo lo strato esterno del compensato, quello a cinque strati è davvero troppo rigido, la gravità del suono di cassa ne risente inesorabilmente. Il pioppo è leggero e ben suonante, pero', appunto, è leggero, da 3mm è improponibile, da 4mm è ok, ma anche questa scelta risulta rischiosa, basta una imperfezione interna perche si rompa al primo colpo un poco sopra le righe. Il contatto con la retina non è male.

Da poco ho scoperto un legno che si chiama meranti, ne esistono di tre tipi: bianco, giallo e rosso, nessuno dei tre possiede il colore che gli dà il nome, le qualità sonore sono pressochè identiche. Non si tratta di un legno pregiato, è piuttosto tenero, quindi in grado di generare il suono morbido che da sempre cerco per il basso, la cosa spettacolare, che mi ha colpito, è pero' la brillantezza del rullante, il contatto con la retina è fantastico.

Me ne sono accaparrato una partita che mi durerà anni, perchè non tutti i meranti suonano bene, quelli che ho trovato io, pero', si.

Sul costo di un cajon

A proposito del prezzo giusto di un cajon, parliamoci chiaro: sopra i duecento euro paghi l'estetica, l'arzigogolo manuale, il trattamento di finitura, non certo la superiorità del suono. Paghi la qualità della laccatura, la particolare colorazione naturale della vena del legno o il motivo grafico originale, spesso paghi il blasone del marchio. 

Non si tratta di una chitarra di liuteria dove la sensibilità alle piu' lievi vibrazioni generate dal tocco di una corda deve poter essere percepita, una chitarra, un violino, una viola richiedono una lavorazione incredibilmente piu' complessa, il liutaio opera su spessori di pochi millimetri, la struttura è sostenuta da un telaio che deve tenere unito un corpo leggero, robusto e molto risuonante. Su spessori del genere non ci si può permettere di usare materiale che non sia di altissimo lignaggio, con la giusta stagionatura, durezza ed elasticità, pena il fondato rischio di irrigidire il manufatto e pregiudicarne la sonorità. Per una chitarra, quindi, la forbice di variazione di prezzo e' altissima, andiamo dai cinquanta ai cinquemila euro. 

Anche sulla tipologia di legno poi, ci sarebbe molto da dire; non e' detto che un Cajon realizzato in abete rosso della Val di Fiemme (quello degli Stradivari, per intenderci), stagionato quindici anni, alla fine, suoni meglio di un modello in volgare betulla russa. 

Nel cajon, i legni utilizzati sono più o meno gli stessi: betulla, pioppo, abete, zebrano, mogano, meranti, okoume', tutti legni compensati per le risuonanti e a volte lamellari per le strutture. 

Quello che fa' la differenza di suono fra un Cajon e l'altro e' il tipo di incollatura-avvitatura, gli spessori, la posizione e la luce della buca, ma soprattutto il sistema snare, l'idea, più o meno performante di come far risuonare la retina.