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Il Cajon puo' fare la batteria?

Se sei ancora scettico, beh, dovrai ricrederti: il Cajon puo' fare la batteria, sopratuttto il CajonRock puo' fare la batteria.

C'è chi ancora pensa che il Cajon sia una specie di ripiego, certo, puo' esserlo, se in quell'angolino di due metri quadri dove il gestore del pub ha confinato la band, stretto fra l'amplificatore del basso, l'asta del cantante i cazzabibboli del chitarrista e l'ingombrante tastiera a tasti pesati a cui il tastierista non rinuncerebbe neanche morto, non riesci a farci entrare una cassa da 24, un rullante con reggirullante, un tom, un timpano, un ride da 18, un china da 16, un crash da 14 pollici e lo sgabello.

Il cajon ci sta. Umile, leggero, piccolino, ti ci siedi sopra e, se proprio vuoi esagerare, con un piccolo piatto e un chrime, sei a posto.

Il CajonRock puo' sostituire una batteria, naturalmente devi essere un pelino più Zen, un attimino più discreto, un tantino più aperto di vedute. Dovrai ripassare i pattern e rimanere più sobrio, magari inventarti qualche suonino nuovo. Ma il CajonRock ha un rullante vero ed una cassa bella compressa che, se colpita come si deve e amplificata con intelligenza, ha la compressione e la profondità giusta per non far rimpiangere la cassa grande.

Io uso il cajon anche sui grandi palchi, pero' in quelle occasioni l'occhio vuole la sua parte e la virilità del batterista potrebbe rimanere offesa dal limite fisico del poco spazio occupato. Insomma a volte è necessario riempire l'occhio e solo una drum con tre tom, due timpani e trentaquattromila piatti puo' farlo adeguatamente, in questo caso diciamolo pure: il CajonRock non puo' sostituire la batteria.

La tapa in meranti

Eccoci di nuovo, proprio non riesco a stare fermo, sempre alla ricerca del legno migliore per il suono che voglio. Lo so', lo so', ogni legno ha il suo timbro, non è che uno suona meglio dell'altro, ci sono pero' delle differenze, e io amo le differenze.

Andiamo pero' con ordine, partiamo dall'inizio.

Quando ho cominciato a costruire cajon le mie informazioni erano teoriche, nulla di provato sul campo, leggevo quà e là su internet e cercavo di capire perchè un costruttore utilizzava certi tipi di legno piuttosto che altri. Naturalmente in rete, tutto viene portato all'eccesso; ecco allora la polarizzazione estrema, il tifo da stadio fra i sostenitori del betullino a cinque strati e il pioppo, fra i fan del compensato sottile e quelli del massello. Tutta fuffa, aria, prese di posizioni di chi ha costruito tre cajon in tutta la sua vita e pensa già di sapere tutto. Comunque anch'io ero cosi' e, anch'io, di cazzate ne ho scritte tante. Ora pero', dopo avere realizzato oltre un migliaio di cajon, utilizzando diversi materiali, qualche cosa la posso dire. Qualche cosa di sensato.

La tapa il betullino a cinque strati da 3mm non và bene per chi utilizza la retina di rullante di batteria, perchè il suono del betulla, sia a cinque che a tre strati, è poco brillante, oserei dire, sordo. Certo, il basso è caldo se usiamo spessori sottili, ma poi perdiamo potenza. Il mogano è bello, che poi è mogano per modo di dire, è mogano solo lo strato esterno del compensato, quello a cinque strati è davvero troppo rigido, la gravità del suono di cassa ne risente inesorabilmente. Il pioppo è leggero e ben suonante, pero', appunto, è leggero, da 3mm è improponibile, da 4mm è ok, ma anche questa scelta risulta rischiosa, basta una imperfezione interna perche si rompa al primo colpo un poco sopra le righe. Il contatto con la retina non è male.

Da poco ho scoperto un legno che si chiama meranti, ne esistono di tre tipi: bianco, giallo e rosso, nessuno dei tre possiede il colore che gli dà il nome, le qualità sonore sono pressochè identiche. Non si tratta di un legno pregiato, è piuttosto tenero, quindi in grado di generare il suono morbido che da sempre cerco per il basso, la cosa spettacolare, che mi ha colpito, è pero' la brillantezza del rullante, il contatto con la retina è fantastico.

Me ne sono accaparrato una partita che mi durerà anni, perchè non tutti i meranti suonano bene, quelli che ho trovato io, pero', si.

Sul costo di un cajon

A proposito del prezzo giusto di un cajon, parliamoci chiaro: sopra i duecento euro paghi l'estetica, l'arzigogolo manuale, il trattamento di finitura, non certo la superiorità del suono. Paghi la qualità della laccatura, la particolare colorazione naturale della vena del legno o il motivo grafico originale, spesso paghi il blasone del marchio. 

Non si tratta di una chitarra di liuteria dove la sensibilità alle piu' lievi vibrazioni generate dal tocco di una corda deve poter essere percepita, una chitarra, un violino, una viola richiedono una lavorazione incredibilmente piu' complessa, il liutaio opera su spessori di pochi millimetri, la struttura è sostenuta da un telaio che deve tenere unito un corpo leggero, robusto e molto risuonante. Su spessori del genere non ci si può permettere di usare materiale che non sia di altissimo lignaggio, con la giusta stagionatura, durezza ed elasticità, pena il fondato rischio di irrigidire il manufatto e pregiudicarne la sonorità. Per una chitarra, quindi, la forbice di variazione di prezzo e' altissima, andiamo dai cinquanta ai cinquemila euro. 

Anche sulla tipologia di legno poi, ci sarebbe molto da dire; non e' detto che un Cajon realizzato in abete rosso della Val di Fiemme (quello degli Stradivari, per intenderci), stagionato quindici anni, alla fine, suoni meglio di un modello in volgare betulla russa. 

Nel cajon, i legni utilizzati sono più o meno gli stessi: betulla, pioppo, abete, zebrano, mogano, meranti, okoume', tutti legni compensati per le risuonanti e a volte lamellari per le strutture. 

Quello che fa' la differenza di suono fra un Cajon e l'altro e' il tipo di incollatura-avvitatura, gli spessori, la posizione e la luce della buca, ma soprattutto il sistema snare, l'idea, più o meno performante di come far risuonare la retina.

Cajon: acustico o amplificato?

Le mie prime esperienze con il cajon in concerto (parlo di tanti anni fà, quando ancora non c'era il CajonRock) non sono state memorabili. Ricordo la difficoltà nel gestire il rimbombo della cassa e il rullante che non si sentiva mai come avrebbe dovuto, un po' ero certamente io che non sapevo suonarlo, ok, ma il problema, in realtà, era che mi esibivo con strumenti non pensati o progettati per performance live con microfonazione.

I consigli scritti sul sito di un noto costruttore internazionale erano formalmente corretti, ma inutili e fuorvianti per chi, come me, voleva suonare pop rock ed utilizzare il cajon come sostituto della batteria. La microfonazione interna non era contemplata, poi capii il perchè: il metallo della retina o lo "sfrigolare" delle corde venivano esageratamente enfatizzati ed il risultato finale era una sonorità di scatola davvero fastidiosa. Si consigliava di posizionare il microfono a venti centimetri dalla buca, si certo... Il fatto è che se non ci infili il microfono dentro, il suono del cajon rimane sempre leggero e si perde inesorabilmente dietro al volume rocchettaro delle chitarre elettriche, del basso e delle tastiere.


Quando decisi di progettare il mio cajon, una delle prime cose che feci fu quella di spostare il sistema rullante da dentro a fuori, questo semplice cambiamento mi diede la possibilità di gestire in modo ottimale la microfonazione che ora poteva avvenire senza problemi all'interno dello strumento, non perchè si libero' dello spazio, ma perchè non c'era più il rischio di "scatolare" il ferro della retina, ora il metallo suonava libero e fuori, non rimaneva chiuso vicino al traduttore.

La seconda operazione fu quella di domare il volume del basso, e gestire quel rimbombo cosi' difficile da trattare, per farlo ho provato a non incollare la tavola risuonante posteriore ma fissarla con viti, proprio come la tapa frontale, cosi' divenne più libera di vibrare e di ammortizzare musicalmente il basso, compattandolo e ridefinendolo come cassa di batteria.

La terza semplice idea fu quella di parzializzare la buca, rendendo possibile l'intervento per regolare a piacere la risonanza del basso, e riducendo il rientro (feedback, fischio...) delle spie da palco.

Grazie a questi interventi, il CajonRock è ottimizzato per la ripresa microfonica, pur rimanendo uno strumento completamente acustico.

Suono diverso

Mentirei se dicessi che non sono invidioso se ho l’occasione di imbattermi in un bel cajon costruito dalla concorrenza. Mi è capitato poco tempo fa, ero a Lucca con mia moglie, a visitare quella splendida cittadina toscana. Dopo aver piazzato il camper nell’area di sosta siamo subito corsi a fare una passeggiata al centro in bicicletta (a proposito, Lucca ha una pista ciclabile fantastica, che circonda tutto il centro storico).

Fra le stradine mi imbatto in un mercatino e subito la mia dolce metà nota un banchetto con tanti oggettini in legno e sei/sette cajon, riconobbi subito il marchio. Erano esattamente come li avevo visti sul sito internet, per la verità molte soluzioni erano “colte” dai miei modelli vecchi non più in produzione, vabbè, è normale, tutti scopiazziamo e, se possono, migoliorano, anche io l’ho fatto. Pero’ erano cajon ben costruiti, molto curati nei particolari. Il tipo ha le mani d’oro. Ne provo uno e suona anche bene, insomma si sente il rullante, capperi, cosa che capita raramente nei cajon industriali.

Pero’… Pero’... C’era qualcosa che non andava. Quei cajon erano il passato, suonavano più o meno come i miei vecchi modelli, forse anche un po’ meglio dei miei vecchi modelli, forse erano anche più belli dei miei vecchi modelli, d’altra parte la larghezza era la stessa (33cm, misura che io adottai più per scaramanzia che per altro), stessa struttura in betulla da 15, stesso materiale della tapa, stesso sistema snare (allora interno), stesso bonghetto laterale, stessa buca laterale bassa, stessa buca frontale (forma diversa)

Pero’… Pero’… Un suono leggero, con il basso molto libero e il rullante sottile, compresi perché decisi di virare. Non fraintendetemi, ottimo suono, ma quei cajon, io, li avevo già sentiti, già visti, già costruiti e già abbandonati.

Ecco, ci sono cajon belli che suonano, cajon brutti che non suonano, poi c’è il CajonRock che ha un suono diverso.

Polemico cajon

Su facebook, spesso, viene fuori il peggio di noi, lo spirito polemico prende il sopravvento, un po’ come in macchina. Diventiamo cattivi.

Sui social interloquisco con batteristi arrabbiati che incrociano la mia pubblicità e capita di rispondere a commenti ironici, volgari, a volte anche violenti, tutti rivolti al povero cajon (non al mio cajon in particolare, ma al concetto di “cajon” in generale).

Il nostro umile attrezzo ritmico viene accusato di essere un impostore e di fregiarsi indebitamente del titolo di “strumento musicale”. Frasi come: “e’ solo un prodotto del business”, “non serve a nulla”, “non mi dice niente”, addirittura: “non lo condivido”, come se fosse una fede religiosa o una ideologia. Francamente non riesco a comprendere tale livore, questo scaldarsi e questo scagliarsi contro un semplice strumento musicale.

O forse si.

Quando si suscita entusiasmo, inevitabilmente si genera anche il suo opposto, i grandi vengono amati o odiati, non ci sono vie di mezzo. Solo la mediocrità produce indifferenza.

Sento uscire dalla punta della tastiera analisi sociologiche che non riesco a formulare. Ci vorrebbe la penna di Michele Serra.